Dall’arresto alla vittoria: la storia di Claudette Colvin e la lotta per l’uguaglianza razziale

Claudette Colvin — Image generated by DALL-E

Immaginate di essere una ragazza afroamericana di 15 anni, seduta su un autobus di Montgomery, Alabama. La vostra vita è già difficile a causa del segregazionismo, che vi obbliga a frequentare scuole separate, usare servizi igienici separati, e persino sedere in autobus separati dai bianchi. Ma nonostante tutto questo, non vi arrendete. Un giorno, il conducente dell’autobus vi chiede di alzarvi dal vostro posto per fare sedere un bianco. Voi rispondete: “Ho pagato il mio biglietto come tutti gli altri. Ho il diritto di sedere qui”. E così inizia la straordinaria storia di Claudette Colvin, una giovane afroamericana che ha fatto la storia degli Stati Uniti d’America con il suo coraggio e la sua determinazione.

Questa è il racconto di una donna che ha fatto la storia degli Stati Uniti d’America, ma che in molti non conoscono. Claudette Colvin, una giovane afroamericana che nel 1955, a soli 15 anni, ha dato il via alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.

Forse vi starete chiedendo come mai non ne avete mai sentito parlare, visto che la sua storia è così importante. Ci sono alcune ragioni per questo. In primo luogo, Claudette Colvin è stata spesso messa in ombra da altre figure più famose della lotta per i diritti civili, come Martin Luther King Jr. e Rosa Parks. Inoltre, Claudette Colvin è stata trattata in modo molto ingiusto dalla stampa e dalle autorità dell’epoca, che hanno fatto di tutto per minimizzare il suo ruolo nella storia. Ma nonostante tutto questo, Claudette Colvin è riuscita nel suo intento. Ne ripercorriamo la storia perché l’intento di questi articoli è quello di ricordare tutte le persone che hanno lottato per i diritti civili, non solo quelle che sono diventate famose.

Tutto iniziò il 2 marzo 1955, quando Claudette Colvin, una studentessa delle scuole superiori di Montgomery, Alabama, si rifiutò di cedere il suo posto a un bianco sull’autobus. A quell’epoca, negli Stati Uniti del sud, esisteva la pratica del segregazionismo, ovvero la separazione razziale in molti ambiti della vita pubblica, compresi gli autobus. Questo significava che i bianchi avevano sempre la precedenza sugli afroamericani, che erano costretti a sedere nella parte posteriore dell’autobus o a cedere il loro posto ai bianchi se non c’erano abbastanza sedili liberi.

Claudette Colvin, però, non era disposta a subire questa ingiustizia. Quando il conducente dell’autobus le chiese di alzarsi dal suo posto per fare sedere un bianco, lei si rifiutò. “Ho pagato il mio biglietto come tutti gli altri”, disse. “Ho il diritto di sedere qui”.

Naturalmente, il conducente dell’autobus non era d’accordo. Ma Claudette Colvin non cedette. Alla fine, il conducente chiamò la polizia, che arrivò e arrestò Claudette Colvin per oltraggio alla corte.

Anche se il suo gesto di sfida al segregazionismo ebbe un grande impatto, la storia di Claudette Colvin non finì lì. Infatti, il suo arresto fu solo l’inizio di un lungo viaggio pieno di sfide e difficoltà.

Innanzitutto, Claudette Colvin dovette affrontare il processo. Nonostante fosse solo una ragazzina di 15 anni, fu trattata come un adulto e condannata a pagare una multa di 10 dollari e a fare nove mesi di lavori socialmente utili. Ma questo non era nulla in confronto alle difficoltà che affrontò in seguito.

Dopo il suo arresto, Claudette Colvin divenne il bersaglio di molte minacce e insulti da parte dei bianchi, e la sua famiglia fu costretta a trasferirsi in un quartiere diverso per proteggerla. Claudette Colvin dovette anche affrontare il bullismo e il razzismo a scuola, e fu trattata in modo molto ingiusto dalla stampa e dalle autorità dell’epoca.

Ma nonostante tutto questo, Claudette Colvin non si arrese. Anzi, decise di usare la sua esperienza per lottare per i diritti civili. Si unì a un gruppo di attivisti per i diritti civili chiamato NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) e cominciò a parlare pubblicamente della sua esperienza.

La sua storia divenne presto nota in tutto il paese, e molti afroamericani si unirono alla lotta per i diritti civili ispirati dal coraggio di Claudette Colvin. Ma purtroppo, non tutti la sostennero. Molti afroamericani, infatti, temevano che il suo gesto avrebbe causato solo ulteriore violenza e discriminazione nei loro confronti.

Ma perché mai la storia di Claudette Colvin è stata messa in ombra da altre figure più famose della lotta per i diritti civili? C’è una risposta molto semplice a questa domanda: Claudette Colvin non è diventata famosa perché non era la persona “giusta” per diventare il volto della lotta per i diritti civili.

A quei tempi, c’era un’idea molto diffusa che la lotta per i diritti civili dovesse essere condotta da figure rispettabili e ben educate, che rappresentassero l’ideale dell’afroamericano “modello”. E purtroppo, Claudette Colvin non rientrava in questa categoria. Era giovane, spesso scontrosa, e non aveva la stessa istruzione di altre figure della lotta per i diritti civili.

Ma questo non significa che Claudette Colvin non fosse altrettanto importante o degna di attenzione. Al contrario, il fatto che Claudette fosse giovane e spesso scontrosa rende la sua storia ancora più interessante e significativa. Ci mostra che la lotta per i diritti civili non è solo per le persone ben educate e rispettabili, ma per tutti noi.

Inoltre, il fatto che Claudette Colvin fosse spesso messa in ombra da altre figure più famose della lotta per i diritti civili ci ricorda che la discriminazione razziale non è solo un problema del passato, ma che esiste ancora oggi. Claudette Colvin è stata trattata in modo ingiusto dalla stampa e dalle autorità dell’epoca, che hanno fatto di tutto per minimizzare il suo ruolo nella storia. E purtroppo, questo tipo di discriminazione continua ancora oggi, sia in modo più sottile che più evidente.

Ma nonostante tutto questo, Claudette Colvin non si è arresa. Ha continuato a lottare per i diritti civili, e nel 1956 la sua battaglia ebbe finalmente una vittoria. La Corte Suprema degli Stati Uniti decise infatti che la pratica del segregazionismo sugli autobus era incostituzionale, mettendo fine alla discriminazione razziale sugli autobus di Montgomery.

Questa vittoria fu il risultato di molti anni di lotta da parte di molte persone, Claudette Colvin inclusa. Ma purtroppo, la sua storia non ebbe mai la giusta attenzione che meritava. Molti hanno sentito parlare di Rosa Parks, che si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus un anno dopo Claudette Colvin, ma pochi sanno della battaglia di Claudette Colvin per i diritti civili.

Rosa Parks è probabilmente il nome più famoso associato alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. Nel 1955, Parks si rifiutò di cedere il suo posto su un autobus di Montgomery, Alabama, a un bianco, come richiesto dalle leggi sulla segregatione razziale. Il suo atto di disobbedienza civile divenne presto famoso in tutto il paese, e diede il via a una serie di proteste e boicottaggi che portarono alla fine del segregazionismo sugli autobus di Montgomery.

La storia di Rosa Parks è al tempo stesso un episodio storico reale e una favola ideata per fare la storia.
Come le iconiche fotografie dei soldati che alzano la bandiera a Iwo Jima, della coppia che si bacia in Le baiser de l’hôtel de ville di Robert Doisneau e del lattaio che cammina tra le macerie di una Londra bombardata, la foto di Rosa Parks sull’autobus fu costruita ad arte. Rosa Parks aveva quarantadue anni, era sposata, veniva da una famiglia rispettabile. Claudette Colvin aveva quindici anni, era incinta di un uomo sposato, molto più vecchio di lei, e veniva da una famiglia povera. I leader del movimento dei diritti civili — compresa la stessa Rosa Parks — consideravano la biografia di Claudette Colvin troppo imperfetta, e il suo carattere troppo instabile, perché diventasse l’eroina di un movimento ancora agli albori. La sua non sarebbe stata una storia abbastanza buona.

Da: “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran Foer.

Oggi, a 67 anni, Claudette Colvin vive a New York e continua a lottare per i diritti civili. Ha scritto un libro, “Claudette Colvin: Twice Toward Justice”, in cui racconta la sua storia e le sue lotte per i diritti civili, e spesso parla pubblicamente delle sfide che ha affrontato e della sua lotta per l’uguaglianza.

Nonostante sia stata spesso messa in ombra da altre figure più famose della lotta per i diritti civili, Claudette Colvin ha fatto la storia. Il suo coraggio e la sua determinazione hanno ispirato molti altri a lottare per l’uguaglianza, e hanno contribuito a cambiare le leggi degli Stati Uniti in modo che tutti, indipendentemente dal colore della pelle, potessero avere gli stessi diritti.

Certo, c’è ancora molto lavoro da fare per eliminare la discriminazione razziale negli Stati Uniti e in tutto il mondo, ma la storia di Claudette Colvin ci ricorda che ognuno di noi può fare la differenza. Non importa quanto piccoli o insignificanti possiamo sentirci, ognuno di noi può fare la propria parte per cambiare il mondo in meglio.

E così, anche se forse non tutti conoscono il nome di Claudette Colvin, la sua storia è un esempio per tutti noi di come, con coraggio e determinazione, possiamo lottare per l’uguaglianza e il cambiamento.

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Journalist, Digital Marketing & Communication Consultant

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